Vadiando a Maputo – Mozambico

Quest’estate abbiamo deciso di andare in vacanza per due settimane in Mozambico, ex colonia portoghese, spiagge bellissime e soprattutto la nostra prima esperienza in Africa. Atterati a Maputo la sera del 3 Agosto abbiamo deciso di esplorare la città e la mattina seguente e ci siamo avventurati nel mercatino del sabato in Praça 25 de Junho. Vivace e colorato il mercato offriva soprattutto artigianato ai turisti e i venditori erano bravissimi a farti i conti in tasca con un calcolo della valuta fulminante, ma anche molto disponibili alla contrattazione. Dopo aver girovagato ci siamo abbattuti su una panchina del parco e immaginate la sorpresa nel sentire da lontano il familiare suono del berimbao, infatti a pochi metri di distanza un gruppetto di ragazzi si stava intalliando nel classico pre-roda, scherzavano fra loro, qualcuno faceva una verticale, qualcun altro preparava la batteria… in tutto ci hanno messo più di un’ora con molte false partenze aspettando nuovi arrivati o semplicemente prendendosi il loro spazio, ci ho messo un poco a capire che ai tropici i tempi sono veramente dilatati in tutto e che la fretta è un concetto tutto europeo.

Comincia La Roda, quasi tutti i ragazzi hanno indossato la tshirt gialla che li identifica e li definisce parte di un gruppo Angola locale, il toque è Sao Bento Pequeno e il jogo è vivace e sorprendentemente rapido e efficace. Ben presto si raduna una piccola platea di venditori, turisti (io,claudia e un altra coppia di europei capoeristi) e curiosi che fanno da cornice alla roda… Inizialmente trattenuto da una timidezza che non mi è propria, mi sono gustato la roda senza osare avvicinarmi e ho notato che mancava il professore o mestre del gruppo, la roda era fatta da soli allievi che cantavano, suonavano e jogavano in armonia, c’era un senso di appartenenza e uno spirito che rendeva la roda preziosa nella sua semplicità. Le coppie giocavano a lungo e senza dover dimostrare niente al pubblico, erano rapiti dal ritmo e concentrati solo su chi avevano di fronte, il fluire “liquido” dei colpi e delle schivate rendeva il tutto magico e affascinante.

Quando uno dei due turisti capoeristi si è inginocchiato ai piedi del gunga, ho capito che non potevo rimanere semplicemente a fare il guardone, e ricevuta la bendizione di Dona Claudia, mi sono avvicinato e mi sono presentato a uno dei ragazzi che mi sembrava più anziano, il quale sorridendo mi ha subito detto “fica à vontade” e così mi sono fatto un bel gioco con un ragazzo con cappellino che mi ha subito  misurato con una serie di tipici scherzi da roda, tipo darmi le spalle ai piedi del berimbao e contringemi a spostarmi per assecondarlo… Ho cercato di dare la mia dose di axè alla roda, ho anche suonato e cantato (nel coro!) e nel frattempo è arrivato il Professore del gruppo che ha subito messo in mezzo un allievo che con la scusa del compleanno ha dovuto giocare fino allo sfinimento… ho giocato anche con il Professore e mi sono portato a casa dei bei ricordi di viaggio.

Il senso di questo piccolo racconto di viaggio è che ovunque vi troviate nel mondo siete capoeristi, e se vi ponete con umiltà sarete ben accolti in qualsiasi roda, perchè lo spirito di accoglienza di questa nostra passione è unico e ci dà la possibililtà di socializzare con immediatezza e spontaneità, il livello di esperienza è secondario quello che conta è lo spirito con cui si joga. E se a fine roda venite salutati con un sorriso vuol dire che avete giocato bene e magari avete fatto anche nuovi amici.

axè Cangurù

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